Re-Start-Up

Posted on by Luca in Family Business, Leadership, Società, Sviluppo Personale

Negli anni d’oro dello sviluppo non c’era certo bisogno di stimolare l’imprenditorialità.
Per avviare un’impresa era necessario solo tanta buona volontà e qualche buona idea. Per la buona volontà bastava lo stimolo della fame, o meglio, della voglia di emergere e partecipare al benessere nascente, per la buona idea bastava copiare dal vicino di casa o dall’azienda in cui si lavorava.

Dopo siamo stati attratti tutti dal mito del manager prima e del leader poi, figure il cui peso era misurato dal numero di persone subordinate.
E allora a studiare management, a fare gli MBA e corsi di leadership per essere all’altezza di carriere nelle grandi aziende.

In questo periodo, però, in cui nessuna grande azienda assicura chissà quale percorso, torna una grande spinta verso l’imprenditorialità.
Il mondo informatico in particolare ci ha abituati al concetto di Start-up, di ragazzi che partono dal garage come nei tempi d’oro della Silicon Valley.
E abbiamo visto l’emersione di tanti incubatori, alcuni stimolati da associazioni di categoria, come può essere la Fornace,  ad Asolo,  altri illuminati dall’intuizione di qualche visionario, come Riccardo Donadon, che ha fondato H-Farm nella tenuta di Ca’ Tron, alle porte di Venezia.

Come però fa notare tristemente nel suo blog Antonio Lupetti, molto spesso le buone intenzioni lastricano la strada per l’inferno, soprattutto quando ci sono di mezzo fondi pubblici. Sarebbe sicuramente meglio se lo stato si preoccupasse meno di finanziare e più di creare le condizioni, fiscali in primis, ma anche burocratiche e di infrastruttura poi.

Ma c’è tutta un’altra categoria di Start-up che non vengono poste sotto osservazione, vengono poco aiutate e soprattutto rischiano di sprecare la grande opportunità che offrono a chi ci lavora, e sono le aziende di famiglia di fronte al passaggio generazionale.

Una Startup, dice Eric Ries, è un istituto umano disegnato per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza. Ries non lo dice ma lo da per scontato, che una start up è tale solo nell’incertezza dei suoi primi momenti, quando l’ideatore-imprenditore ha ancora poche probabilità di successo ed i finanziatori sanno del rischio che stanno correndo.

Ma un’Azienda Familiare in cui si sta passando il testimone da una generazione all’altra non è molto distante da questa condizione: il tasso di successo del passaggio da una generazione all’altra non supera il 30%. Ed il problema non è, come si tende a pensare solo nell’incapacità dei figli di essere all’altezza dei genitori. Se da un lato si rischia di voler dare ai figli molto più spesso responsabilità che i figli non possono o non vogliono ma soprattutto non sanno gestire, molto più spesso con la maturazione dell’imprenditore al comando c’è anche la maturazione, o il declino, del modello di business in cui si sta operando.

Le potremmo chiamare Re-Start-Up, riavvii, riprese, rilanci di imprese che hanno un loro ciclo di vita, destinato al declino se nuove leve non sono state preparate a prenderne il comando e non hanno imparato ad apprezzare la grande opportunità di fare delle aziende che già ci sono, con il loro avviamento, non un vincolo ma un’opportunità.

Passare il testimone non vuol dire semplicemente affidare le deleghe della gestione ordinaria. Il passaggio del testimone viene sancito quando le nuove generazioni affrontano le loro sfide, fanno le loro scelte, si prendono i loro rischi e non fanno solamente i custodi di quanto ricevuto.

Perchè questo accada e possa avere qualche possibilità di successo ci sono però delle condizioni di fondo che devono essere rispettate e che hanno a che fare con il rischio e l’iniziativa. Come viene premiata l’assunzione di rischio in azienda? Come viene valutata la capacità di prendere l’iniziativa e non solo di fare cosa dice chi ha il comando? Come vengono puniti gli errori? Come si creano le condizioni perchè gli errori possano far parte dell’esperienza? Come impara l’impresa dai propri errori?

E questo non vale solo per i membri della famiglia ma per tutte le persone che partecipano alla vita dell’impresa.
Perchè la continuità può essere data anche da persone che non fanno parte della famiglia e che si propongo per un ruolo di responsabilità.

E allora, per quanto siano da stimare tutti i progetti ben fatti di incubatore d’impresa, non trascuriamo di aiutare tutte le imprese a diventare loro stesse incubatori, ambienti nei quali poter sperimentare, crescsere, imparare.

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