Quale Progresso

Posted on by Luca in Senza categoria

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Era il 1992 e Francis Fukuyama sosteneva che la storia era finita.
Con la caduta del muro di Berlino e dei sistemi totalitari si imponeva un sistema liberale capace di dare stabilità nel tempo alle relazioni umane.
Da allora però nuove sfide si sono imposte, dal confronto con il fondamentalismo religioso medio orientale all’evoluzione degli assetti geopolitici e lo spostamento del baricentro mondiale verso est, con i due miliardi di persone di India e Cina che si stanno prendendo il loro posto al sole.
Questa settimana l’Economist propone una riflessione simile chiedendosi quale progresso si possa immaginare e La Stampa ripropone l’argomento chiedendosi se sia finito il mito dello sviluppo senza fine.
Più che fine dello sviluppo la domanda da farci diventa quella di quale sviluppo e quale evoluzione ci aspetta.
Mentre dobbiamo fare i conti con tutto un mondo che si affaccia ai consumi e che spinge per un uso delle risorse ambientali simile a quello dei nostri paesi, non possiamo pensare che il nostro modello di sviluppo continui ad essere quello in cui abbiamo vissuto finora.
Slogan come quelli della “decrescita felice” possono sembrare utili per recuperare una dimensione più profonda e responsabile nell’uso delle risorse ma purtroppo peccano ingenuamente di ideologia e di cattiva comunicazione: più che di mortificante decrescita, termine che tocca sentimenti penitenziali, penso sia piuttosto il caso di parlare di una crescita diversa da quella a cui eravamo abituati.

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