Ostaggi

Posted on by Luca in Family Business, Leadership, Sviluppo Personale

Trovarsi in balia di una persona o di una situazione non è una bella condizione.
Uno dei miei maestri, George Kohlrieser, ci ha insegnato che anche in questo caso la prima e più importante delle abilità per poterne uscire è quella di non sentirsi una vittima. Di mantenere il controllo delle proprie emozioni prima, delle relazioni con il sequestratore poi. Ma non vale solo nelle condizioni disperate dei sequestri reali. Vale molto anche nei contesti aziendali, e ancor di più nelle aziende familiari.

Ci sono tante situazioni in cui ci si può sentire ostaggi, come genitori, come figli, come soci, come manager non membri della famiglia.

Come genitori ci si sente ostaggi quando ci sentiamo in dovere di trattare allo stesso modo i figli, e invece ci troviamo a dover valutare caso per caso se sono all’altezza di assumersi delle responsabilità in azienda. Quando ci sono meccanismi di ricatto da parte di chi non si sente trattato in modo equo. E allora o va in crisi il principio del merito in azienda o va in crisi il senso di dovere del genitore.

Come figli ci si sente ostaggi quando sembra che non si possa far altro che seguire le orme dei genitori. Magari la convenienza è tanta e ci si trova coinvolti in una “gabbia dorata”. Come ci insegna la psicologia sociale, si chiamano famiglie sature quelle in cui è alta l’aspettativa che un figlio segua le orme dei genitori, e non è limite che si trova solo nelle famiglie imprenditoriali, da questo punto di vista è ancora più vincolante la condizione delle famiglie dei professionisti, sembra che siano le famiglie dei farmacisti quelle più sature.

Come titolari e soci, quando ci si sente bloccati in un sistema che non offre condizioni per poter liquidare il proprio investimento, o per effettivi vincoli di mercato o per vincoli d’immagine, per come ci sentiamo bloccati: l’azienda che abbiamo fondato o abbiamo contribuito a far crescere diventa un peso dal quale non ci sembra di poter liberarci.

Ma anche i manager non soci o membri della famiglia possono sentirsi sotto sequestro, bloccati da una condizione che chiede loro molta professionalità sulle loro aree di competenza ma che impedisce loro di poter partecipare appieno alle dinamiche dell’impresa familiare.

Per questo è importante avere l’occasione per riflettere su come uscire dal sequestro in cui ci si trova bloccati come ostaggi:

  • da una parte c’è un lavoro da fare sulla nostra dimensione emozionale, sulla nostra capacità di comunicare con noi stessi e con gli altri per negoziare più gradi di libertà, sulle nostre capacità di leadership e di negoziazione;
  • dall’altra ci sono strumenti di governance dell’azienda a livello societario e a livello manageriale per rendere la realtà aziendale più professionale e meno influenzata dal capriccio del momento e della persona.

Quello che può sembrare all’imprenditore un porsi dei vincoli, sia a livello personale che a livello organizzativo, è invece la soluzione per darsi più libertà e per non sentirsi più ostaggi nella propria gabbia dorata.

PS: per chi volesse un suggerimento di lettura

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