Offrire Lavoro, Comprare Lavoro

Posted on by Luca in Senza categoria

L’essere umano è un animale sociale, non esiste se non in relazione. E’ solo quando viene visto e riconosciuto che può esprimersi pienamente.
Una delle conseguenze della crisi economica che in questi anni ci attanaglia è la crisi di autostima e di identità che prende chi non riesce a rendersi visibile, a cui non viene data la possibilità di esprimersi e di esistere professionalmente.

L’autostima infatti, a dispetto del nome non nasce dal nostro interno.
E’ la somma costante di tante piccole conferme dall’esterno che permettono ad una persona di consolidare la propria sicurezza. Chi ha avuto la fortuna di tanto affetto e di  rassicurazioni e abbondanti e sane ha fatto un pieno di fiducia che lo aiuta a superare con più facilità i contraccolpi della vita. Ma chi non può contare su questo deposito emozionale può coltivare la capacità e la lucidità di leggere la realtà nel modo più efficace per salvaguardare la propria sicurezza.Tornando allora alla crisi economica e alla difficoltà delle persone di trovare lavoro, è fondamentale aiutarle a non cadere in un corto circuito in cui i continui “no grazie” rischiano di minare la propria sicurezza in un circolo virtuoso in cui la sicurezza sempre più minata rende sempre meno efficace.

Ho avuto modo di ripensarci sentendo in questo periodo tante persone che stanno faticosamente cercando la propria collocazione professionale, sia che si tratti di persone in cerca del primo impiego sia che si tratti di manager costretti a ripartire da zero.

Due esempi su tutti però mi servono come esempio di iniziativa per non subire la realtà esterna come data ma per cambiare prospettiva e non accettare passivamente il contesto e le risposte che ci vengono date.

Una è Luce, che con il suo blog, Vita da Stragista, è capace di una critica divertente e feroce di un sistema che tra stage, progetti, incentivi e tempi determinati, sfrutta ipocritamente tanta buona volontà di giovani che si mettono in gioco e che si trovano poi disillusi ed amareggiati.

Un altro è Andrew Horner che, stanco di mandare curriculum e di fare tutto quello che va fatto per cercare di convincere altri di quanto in gamba fosse e di mettersi umilmente in attesa che qualcuno dall’alto lo premiasse permettendogli di dimostrare quanto vale ha deciso di invertire il gioco e di inventarsi la Reverse Job Application, un curriculum al contrario in cui dice cosa gli piace fare e come vuole mettere in gioco i suoi talenti e invita le aziende che siano interessate a lui a farsi avanti e candidarsi. E’ solo una questione di prospettiva infatti: perchè dovremmo decidere che il datore di lavoro è l’azienda e chi cerca lavoro è il dipendente? Perchè non potrebbe essere il contrario?

Mi è venuta in mente allora una scala che potrebbe avere questi quattro gradini:

  1. Passivo Negativo
    Sono senza lavoro, nessuno mi vuole,  vuol proprio dire che non valgo poi così tanto. E ogni giorno che passa valgo sempre meno.
    Qui ci metto tanti messaggi di malessere e di disperazione di persone che non sono più sicure di quello che valgono.
  2. Attivo Negativo
    Sono senza lavoro, o con lavori precari, ma non accetto che sia il mio limite e che infici il valore che ho di me, è responsabilità di un sistema malato o in crisi che non mi da l’opportunità di esprimermi. Come nel caso di Luce, questo è l’esempio di chi non accetta la situazione così com’è, anzi attiva una divertente e ironica battaglia contro i meccanismi di un sistema di cui vede tutte le pecche e le ipocrisie, con il rischio però di spendere energie contro piuttosto che per costruire.
  3. Passivo Positivo
    Sono senza lavoro o non sto facendo quello che mi piace e come mi piace ma non demordo, so che il mio valore c’è e non dipende nè dal biglietto da visita nè dalle conferme esterne, ma mi muovo in modo non conflittuale e rivendicativo cercando di convincere gli altri del mio valore prendendoli in contropiede. Come nel caso di Andrew, qui le energie sono espresse in modo più affermativo e con una chiave più positiva, cambiando prospettiva con cui ci si relaziona con gli altri interlocutori ma rimane sempre la necessità implicita che gli altri si facciano carico di valorizzare la persona.
  4. Attivo Positivo
    Mi assumo tutta la responsabilità di quello che mi accade e non mi preoccupo di valorizzare me stesso e i miei talenti, cambio la prospettiva e cerco di creare valore per l’altro. Non gli offro il mio tempo o la mia competenza. Mi preoccupo di capire di cosa ha bisogno e gli offro valore.
    Pensiamo a tanta micro-imprenditorialità che a volte paradossalmente nasce proprio quando non c’è nessuna competenza o curriculum da offrire sulla carta.

Allora posso cambiare prospettiva in molti modi:

  • Sto cercando lavoro o sto cercando clienti?
  • Offro il mio tempo o offro competenze e prestazioni?
  • Sto cercando dipendenti o sto cercando fornitori, prestatori di competenze e di servizi?
  • Ho bisogno di qualcuno a cui far fare qualcosa di già definito o di un partner da coinvolgere in un progetto?

In una realtà in cui non è più bello chi è piccolo o chi è grande ma chi ha la capacità di gestire situazioni complesse e di guidare il gioco offrendo valore per l’altro. Mi viene in mente l’esempio di Giampietro Marchiori con la sua EIE, capace con uno studio di progettazione di diventare il capo progetto di grandi commesse e con grandi partner industriali.

Questo vale per tutti noi. Quando cominciamo a non preoccuparci più di quanto valiamo e di come gli altri ci apprezzano ma ci preoccupiamo solamente di creare valore per loro, non ci sono contratti precari e crisi che tengano.

E se sono in difficoltà e la fiducia in me stesso è messa in discussione?
Cominciamo ad attivarci comunque cerchiamo di fare qualcosa e di essere soddisfatti per quello che stiamo facendo. Cerchiamo piccole conferme e piccole soddisfazioni che siano alla nostra portata e che ci mettano in un cammino virtuoso che ci dia via via sempre più sicurezza e fiducia.

Guardiamoci intorno, c’è sicuramente qualcuno per il quale possiamo creare un valore, non fosse altro che regalandogli un sorriso.

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