Norme e Normalità nella Società e nelle Organizzazioni

Posted on by Luca in Governance, Organizzazione

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Alessandra Fogli – Festival Economia

Introducendo Alessandra Fogli al Festival dell’Economia di Trento, Stefani Scherer ha fatto una associazione tanto semplice quanto rivelatrice tra la parola Norma e la parola Normalità: ovvero normalità come condizione definita dalle norme di riferimento.

E Fogli nella sua riflessione ha spiegato come da economista cerchi di utilizzare approcci come quello epidemiologico, per tener conto delle norme sociali al fine di leggere comportamenti diversi a parità di contesto.
E così le norme possono essere lette in tre modi: come “deep preferences”, preferenze di fondo, valoriali che orientano le scelte degli individui e dei gruppi, come meccanismi di coordinamento quando possono crearsi molteplici livelli di equilibrio nelle scelte o come aspettative diverse sulle conseguenze delle proprie azioni in condizioni di incertezza.

E qui si apre una riflessione su quale sia il ruolo dello stato e delle sue politiche nell’influenzare l’evoluzione delle norme:
quale “indottrinamento” da parte della scuola, quali strumenti di stimolo o censura sui comportamenti individuali, quali strumenti informativi attivare.
Nelle sue conclusioni Fogli trova il modo di legittimare uno stato che si faccia carico dell’evoluzione delle norme, della “normalità” della propria società per assicurarne lo sviluppo e la capacità di competere in uno scenario internazionale sempre più integrato.

Se da un punto di vista politico c’è il rischio di uno stato “etico” che si preoccupi troppo dell’”educazione” dei suoi cittadini, da un punto di vista aziendale, le sue riflessioni mi hanno confermato la necessità di essere sempre più espliciti nel definire le norme di ingaggio, le regole, che guidano un’organizzazione. Un allineamento sui valori di fondo è fondamentale per arrivare a quella coesione e quella fiducia reciproca che fa la differenza tra una organizzazione focalizzata e integrata ed una che non lo è.

E questo è vero a mio avviso in due casi in particolare, con le organizzazioni che stanno crescendo molto e con le organizzazioni che stanno vivendo un cambiamento di contesto competitivo.

Mi sono chiesto però in che modo possiamo tradurre i tre approcci usati dagli economisti per lavorare sulle norme a livello aziendale.

Norme come “Deep Preferences”
Se le consideriamo come valori profondi, quelle “istruzioni” culturali che fanno si che si sappia scegliere in base a criteri di valutazione ci spinge a lavorare sulla esplicitazione dei valori, non tanto sulla dichiarazione di principio e di facciata quanto sulla testimonianza personale di chi più influenza l’organizzazione.
Quanto siamo consapevoli dei valori che vogliamo esprimere e di come li testimoniamo?

Norme come “Meccanismi di Coordinamento”
Norme come regolazioni, strumenti di valutazione, per applicare delle priorità quando non ci sia una unica scelta ottima. Sembra più l’area della esplicitazione delle regole. Quella delle procedure e dei regolamenti. Quelle che permettono a chi opera in azienda di sapere quali sono le priorità.
In questo senso possiamo chiederci quanto comunicazioni e regolamenti aiutano a dare criteri di valutazione nelle scelte.

Norme come Aspettative sugli Effetti delle azioni
Questa è l’area che più può essere influenzata da come gestiamo le informazioni in azienda.
Quale trasparenza dare, quali informazioni fornire per far si che chi deve agire possa scegliere la soluzione migliore, non perchè condivide norma e aspettative ma perchè agisca in modo informato e consapevole.

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