Non sempre la Folla è più saggia del Singolo

Posted on by Luca in Società, Sviluppo Personale

Galton

Ieri finalmente Matteo Motterlini su Il Sole24Ore ha detto quello che mi capita più spesso di notare e di far notare ai miei contatti di Facebook.
Motterlini ci ricorda il famoso lavoro di Francis Galton, Vox Populi, in cui il naturalista inglese proponeva uno studio che avrebbe influenzato la nostra percezione sulla capacità predittiva di un gruppo rispetto a quella di una singola persona.

Lo studio analizzava i risultati di un concorso tenuto alla fiera di Plymouth del 1907: comprando un biglietto da 6 pence, i concorrenti potevano vincere un premio stimando il peso di un bue. I concorrenti, tutti esperti conoscitori di bestiame, fecero la loro stima e il vincitore si portò a casa il premio. Quello che Galton fece fu invece l’analisi dei 787 biglietti per scoprire che la stima media era  di 1207 libbre, solo 9 libbre superiore al peso effettivo del bue e migliore di ogni stima individuale. Una conferma empirica della bontà di una stima collettiva che da allora ha confermato il detto popolare, vox populi vox Dei.

Motterini ci segnala uno studio del Politecnico di Zurigo che aggiorna lo studio della vox populi alla luce dei network sociali, “How social influence can undermine the wisdom of crowd effect“. Due sono le condizioni sperimentali: la prima le valutazioni dei partecipanti erano espresse in modo isolato, ovvero ognuno faceva la sua valutazione individualmente senza conoscere le risposte degli altri, la seconda conoscendo le risposte degli altri. Nel primo caso si conferma il principio della vox populi, nel secondo invece, il fatto di conoscere le valutazioni del gruppo portava ad una decisione meno efficace.

E quanto emerge nei processi decisionali di gruppo, quando l’influenza reciproca porta al conformismo e non stimola in confronto critico.
Per evitare questo ci sono alcune attenzioni che valgono nelle dinamiche del team: la formalizzazione del ruolo dell’avvocato del diavolo, di chi cioè è chiamato a provocare critiche al pensiero collettivo. Oppure la creazione di due gruppi che si possano confrontare tra loro su due posizioni contrapposte.

E tornando ai network sociali, al tam tam che si diffonde in rete? L’impressione che mi sto sempre più facendo è che la rete possa essere uno strepitoso strumento di diffusione e proliferazione delle idee ma che il fatto che le idee proliferino parla più della dinamica virale che non della bontà delle idee. Ce lo ha già spiegato molto bene Gladwell qualche anno fa con il suo bel libro “Il punto critico“. La diffusione delle idee risponde a dei meccanismi virali che si possono spiegare con un approccio epidemiologico.
Allora dobbiamo stare attenti al rischio del conformismo e allo schieramento dogmatico.
Il linguaggio dei post e dei messaggi brevi ci porta a sintesi per definizione generalizzano e non aiutano alla formazione di una consapevolezza critica. E’ più facile allora schierarsi e assumere una posizione dogmatica e non sviluppare una dialettica che permetta di approfondire le reciproche posizioni.
E’ forse il momento di recuperare la famosa massima di Socrate: vero sapere è sapere di non sapere.

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