My Way: Implementare l’Approccio Lean in Azienda

Posted on by Luca in Senza categoria

.. I did it, my way…
Ho vissuto a modo mio, cantava il mitico Frank.

Ieri al Vega ho partecipato in veste di relatore ad un seminario ottimamente organizzato da OpenJob e dall’amico Daniele Semenzato: Yes, we can change, le risorse umane e il miglioramento continuo.

Francesca Lavoriero, di Jacuzzi Europe, Paolo Menon di DWT-Dab Pumps, Franco Picone di Marelli Motori e Carlo Vanin di Carel ci hanno parlato di cosa è stato implementare un approccio Lean nelle loro aziende.

Parlare di cambiamento Lean vuol dire spesso parlare del modo di fare di Toyota, the Toyota Way e di tutte le tecniche, gli strumenti ed i nomi che caratterizzano quell’approccio.

Quello che è emerso dalle testimonianze che abbiamo ascoltato è che approcci e strumenti sono fondamentali ma ancor di più è fondamentale adeguarli al proprio contesto e trovare la propria modalità di implementare una filosofia della crescita e del miglioramento che deve passare attraverso le persone che fanno l’azienda.

Non è facile però. E’ un equilibrio difficile tra la spinta al miglioramento e all’eccellenza suggerita da modelli che si sono consolidati nel tempo, e che possono assicurare la loro efficacia, e la necessità di farli condividere e maturare una motivazione interna alle persone coinvolte.

Nel mio intervento ho proprio voluto sottolineare l’attenzione che dobbiamo avere nel portare la soluzione Lean in Azienda.
Se vogliamo garantire il percorso di crescita di un’organizzazione dobbiamo preoccuparci di valutare il suo stadio evolutivo e comprendere come declinare obiettivi e strumenti.

E qui si aprono sfide che vedono per primi impegnati proprio quelli che vogliono realizzare il cambiamento. Infatti non è così facile capire e mettere in pratica che non è tanto il far sposare a scatola chiusa un modello di gestione quanto accompagnare l’organizzazione nella sua crescita, a partire dal qui ed ora della realtà in cui interviene.

Se contrappongo il modello Lean al modello aziendale in cui sto intervenendo, creo una polarizzazione: tanto io mi metto a tirare una corda da una parte, tanto gli altri si mettono ad applicare una forza contraria per tenere in equilibrio il sistema.

E allora sarà solo una questione di forza. Tanto più è forte l’attore del cambiamento tanto più sarà efficace l’approccio, ma se non ci si rende conto dei motivi alla base della resistenza, si rischia di cozzare contro il sistema che si vuole cambiare.

Ecco allora che l’ agente del cambiamento deve comprendere lo stato presente e lo stato di arrivo del processo di cambiamento non solo in termini di strumenti ma soprattutto in termini di set di valori e di identità e deve confrontarli con il proprio stadio evolutivo.

Riprendendo il modello delle Spirali Dinamiche, l’agente del cambiamento deve essere un passo avanti rispetto alla realtà che vuole influenzare ma non troppo, a meno di non essere passato ad uno stato di consapevolezza che gli permette di vedere ed adeguarsi in modo flessibile alle dinamiche in gioco. Solo in questo modo potrà parlare un linguaggio e proporre strumenti che siano compresi da chi vuole influenzare.

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