L’Empatia di Una Visione Integrale

Posted on by Luca in Governance, Leadership, Organizzazione, Società, Sviluppo Personale


Provo a trascrivere alcuni spunti di questa conferenza di Rifkin, un economista-futurologo che da più anni e con più lavori (l’Era dell’Accesso e l’Economia all’Idrogeno tra gli altri ) ci sta stimolando a rivedere il modo con cui percepiamo noi stessi e la nostra realtà.

La sostenibilità della nostra impronta sulla terra è secondo Rifkin la chiave per la riflessione circa la qualità della nostra futura presenza su questo pianeta.
Oggi la civilizzazione così come la conosciamo è tutta fondata su una risorsa scarsa come i combustibili fossili. E questa è una variabile più critica delle tensioni finanziarie che ci stanno assillando in questi ultimi due anni. La crescita della popolazione e soprattutto l’evoluzione dei consumi dei due paesi più popolati, come l’India e la Cina sta rendendo sempre più cruciale questa dinamica. Il gioco, dice Rifkin, è finito nell’estate del 2008 dopo due secoli fondati sui combustibili fossili. La crescita della temperatura globale, quest’anno poco sentita da noi per un’estate relativamente fresca, non può essere dimenticata e rischia di diventare il segnale di un cambiamento catastrofico nelle condizioni ambientali del nostro pianeta.

Noi e i nostri politici siamo purtroppo ancora troppo ancorati a concetti maturati negli ultimi due secoli e non siamo ancora pronti ad una revisione del nostro modo di pensare.

Se non cambiamo la visione della nostra percezione della natura umana e pensiamo che sia ancora il perseguimento dell’interesse individuale guidato dal mercato la chiave che guida le nostre istituzioni, rischiamo di non avere la capacità di individuare soluzioni nuove e capaci di gestire le condizioni della vita che siamo chiamati ad affrontare.

Da questo punto di vista la scoperta a Parma dei Neuroni Specchio ci sta aprendo nuovi scenari nella percezione della nostra natura umana come singoli e come specie. Quello che è stato scoperto è che un’azione compiuta e una emozione provata da una persona provoca una reazione simile nell’osservatore; le stesse aree del cervello che gestiscono le azioni e le emozioni vengono attivate. E questo apre una nuova prospettiva di appartenenza e di comunanza.

Quando abbiamo 2 anni cominciamo ad avere una percezione di noi stessi come identità distinte dal contesto esterno. Quando abbiamo 8 anni iniziamo a comprendere la fragilità della nostra condizione umana e la fatica di sopravvivere. Empatia è l’opposto dell’Utopia. L’Empatia è la percezione del limite e della sofferenza dell’altro, e questo apre tutta un’altra prospettiva di lettura della nostra singola esperienza umana.

Come cambia allora, si chiede Rifkin, la percezione della dinamica relazionale degli uomini tra loro e con l’ambiente nel quale siamo immersi?
Come cambia la consapevolezza umana e le scelte politiche ed economiche che ne conseguono?

E il cambiamento delle prospettive che stiamo intravedendo porta a pensare che una rivoluzione nella nostra consapevolezza e nelle risposte che andremo a trovare. Così come abbiamo avuto duecento anni fa la rivoluzione dell’era industriale e da allora abbiamo sviluppato un sistema politico e sociale per gestire la complessità industriale prima e una rivoluzione informativa più recentemente, ora la convergenza nella distribuzione dell’energia e delle comunicazioni ha aperto nuove prospettive e nuove consapevolezze nella visione delle interconnessioni tra i nostri sistemi.

Ora la consapevolezza tocca la dimensione psicologica, prima c’era solo una consapevolezza ideologica e tecnologica, non ancora psicologica. L’Empatia prende un nuovo spazio che trascende la visione della mano invisibile individuata da Smith duecento anni fa.

L’Empatia diventa la nuova mano invisibile per comprendere l’interconnessione che guida la globalizzazione in cui siamo ora immersi.

Abbiamo visto l’evoluzione dai legami di sangue ai legami di comunità prima, dai legami di comunità ai legami sociali dell’economia moderna. E abbiamo creato sistemi di condivisione sociale impostati sulla percezione delle comunità nazionali.

Ora le nuove tecnologie ci propongono di pensare ad una nuova interconnessione impostata sull’Empatia che ci permette di essere legati e di percepirci come interconnessi a livello globale. E’ il Paradosso dell’interrelazione Empatia-Entropia.

L’Empatia è quella che ci permette di sentirci vicini a persone tanto distanti da noi. E cominciamo a comprendere come i diritti di ogni essere umano sono i nostri diritti.

Così come la distribuzione delle informazioni diventa reticolare, così succederà con la distribuzione dell’energia con tanti punti di produzione consumo interconnessi tra di loro. Abbiamo di fronte una terza rivoluzione industriale che possiamo chiamare capitalismo distribuito o nuovo socialismo che richiede nuovi sistemi sociali capaci di gestire una nuova forma di consapevolezza distribuita.

In questo i più giovani sono favoriti da un mondo che li vede già cambiare la loro percezione della realtà e delle comunità. Si rendono conto che qualunque cosa fanno influenza il sistema e qualunque altra persona. E questa è una rivoluzione ancora tutta da esplorare. Abbiamo imparato a gestire la complessità di una famiglia e ora riusciamo a cogliere la interconnessione tra persone a livello globale.

Un esempio può essere come con Twitter abbiamo seguito quello che è successo lo scorso anno con le votazioni in Iran: conosciamo e partecipiamo a livello globale a quello che succede a livello locale.

Ma non servono scienziati e nuove tecnologie per comprendere le dinamiche dell’Empatia. Stiamo esponendoci tutti ad una revisione delle nostre connessioni Empatiche tra tutti noi. E cominciamo a sentire come siamo interconnessi e trascendiamo confini e limiti che avevamo fino a poco tempo fa.

La consapevolezza cambia velocemente. Sarà sorprendente immaginare che cosa cambia nelle nostre risposte?

Google map, Facebook, sono tutti strumenti che ci permettono di sentirci connessi e condividere le responsabilità delle nostre azioni.

Non perdiamo le nostre identità, individuale, spirituale o comunitaria, ma le estendiamo ad una percezione della nostra natura umana.

Dobbiamo ripensare allora alla nostra natura umana e tutto quello che ne consegue a livello sociale, politico ed economico. Dobbiamo ripensare ai nostre istituzioni sociali prima di trovarci a confrontarci con i problemi della sopravvivenza che ci stanno per attanagliare.

_____________________________________

Per chi volesse approfondire, il contenuto di questa relazione può essere letto nell’ultimo libro di Rifkin, La Civiltà dell’Empatia:

E’ un po’ la lezione che Clare W. Graves aveva proposto con la sua teoria dei Livelli di Esistenza Emergenti e Ciclici ripreso poi dal modello delle Dinamiche a Spirale proposto da Beck e Cowan: nuove condizioni di vita portano alla percezione di nuovi problemi e all’evoluzione di consapevolezze più ampie. Non necessariamente più intelligenti ma più sofisticate, in grado di dare risposte nuove alle nuove sfide che dobbiamo affrontare.

Commenti

commenti