Lavoro di Squadra e Collaborazione Creativa

Posted on by Luca in Senza categoria



Lo strumento è lo stesso, un violino. Il resto? Un brillante esempio di integrazione creativa delle diversità.
Lei, Karen Briggs, è nera, afroamericana e proviene dal jazz, lui è Shardad Rohani, violinista classico, direttore d’orchestra e compositore iraniano. All’inizio tutto è diverso, l’impostazione dei due risente delle loro origini culturali e musicali.
Si sfidano, si rilanciano continuamente la palla, e scambio dopo scambio l’integrazione si fa sempre più armoniosa.
Talento si, ma anche tanta disciplina.

Sabato di fine luglio. Pronti ormai per staccare ma è troppo allettante il programma di Metaforum per non fare un giro per dare un saluto a Robert Dilts e conoscere Stephen Gilligan. Una coppia di amici che insieme hanno sviluppato pezzi importanti di teorie e pratiche del cambiamento tra pnl e ipnosi.

Il loro intervento sulla Creazione Collaborativa ha offerto molti spunti di riflessione per chi si occupa di organizzazioni e di lavoro di team. Perchè il team non è di per sè garanzia di eccellenza e creatività, anzi. Più il numero dei membri cresce più il senso di responsabilità individuale cala. E’ la Riprova Sociale di Cialdini: se assistiamo ad un incidente o ad una scena di violenza in gruppo è più probabile che non agiamo ipotizzando che altri lo facciano.

Riuscire invece a coinvolgere tutti e stimolare una partecipazione collaborativa e creativa richiede attenzione e disciplina.

Un gruppo infatti non necessariamente lavora meglio del singolo: potremmo definire tre situazioni in modo aritmetico:

  • 1+1=1
  • 1+1=2
  • 1+1=3
1+1=1
L’annullamento della indentità individuale, persa nella dimensione della massa o nell’innamoramento dell’altro.
Non esistono più le competenze nè il senso di responsabilità individuale, appiattite sul gruppo o sull’altro.
Garanzia di accettazione da una parte e una dipendenza che richiede minore fatica nelle scelte dall’altra.
Come dice Covey non posso stare in relazione matura con l’altro se non ho costruito e salvaguardato un mio senso di indipendenza.

1+1=2
Lo stare insieme non è più di dipendenza ma non c’è neanche integrazione.
Le due parti difendono le proprie identità individuali, l’altro è visto come funzionale alle soddisfazione dei propri bisogni e delle proprie aspettative.

1+1=3
L’unione che fa la forza, il tutto che è più delle parti. Solo in questo caso infatti si arriva a costruire un sistema che ha nella relazione un maggior valore della somma dei singoli. E questo è l’obiettivo di qualunque organizzazione, che sia una famiglia o un’azienda. Ovvero che lo stare insieme procuri valore e vantaggi reciproci.

Obiettivo di un team allora deve essere quello di sfidare i singoli a mantenere le loro identità e diversità la loro responsabilità personale stimolandoli ad una partecipazione attiva al gruppo. Solo mantenendo un giusto equilibrio tra unità e diversità si può realizzare qualcosa di più grande della somma dei singoli e si può far sì che tutti contribuiscano e co-creino la dimensione collettiva.

Un clima creativo richiede però alcune caratteristiche fondamentali, un ambiente ricco di fiducia reciproca, in cui ci si possa lasciar andare per poter accedere alla mente del corpo, l’istinto, e alla mente condivisa, quel campo di energia che si crea nel gruppo.
Un ritmo fatto di velocità, scambi reciproci ed equilibrati ma anche pause di silenzio, un flusso che chieda alla mente conscia, la nostra parte più razionale e cognitiva, di saper riconoscere ed intercettare il pensiero creativo ma  non le lasci il tempo di guidare, altrimenti rimaniamo nel conosciuto.

E per fare questo ci vuole disciplina personale e di gruppo.

Non si può essere creativi nella frenesia del fare. Bisogna essere in uno stato di benessere e di rilassamento vigile, di centratura su se stessi.

La proposta di metodo che Dilts e Gilligan ci regalano prevede dunque cinque punti:

  1. Definizione dell’intenzione e delle aspettative
  2. Centratura personale: rilassamento e focalizzazione
  3. Spezzettamento in piccole fasi
  4. Silenzio
  5. Flusso generativo
E la magia accade. In un contesto di fiducia un bilanciamento tra individuo e collettivo, centratura personale e flusso che canalizza l’ispirazione, lo stimolo reciproco, la disponibilità a dare e ricevere scopriamo la bellezza delle relazioni umane, più grandi di qualunque individualità. Perché,  se cerchiamo ispirazione, dobbiamo ricordare che lo spirito non è nelle cose, ma nelle relazioni.

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