La Parte delle Imprese

Posted on by Luca in Senza categoria

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Banca d’Italia – RELAZIONE ANNUALE SUL 2010, 31 MAGGIO 2011

Il 31 maggio è un appuntamento prezioso con l’analisi che la Banca d’Italia ed il suo Governatore offrono al paese.
E forse il fatto che quest’anno fosse l’ultima relazione di Draghi l’ha resa ancora più viva e pungente.

Soprattutto verso le riforme non fatte dalla politica con un richiamo a Cavour in due passaggi:

Perchè la politica, che sola ha il potere di tradurre le analisi in leggi non fa propria la frase di Cavour “…le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”? e poi La crescita di un’economia non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle Istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un paese. Scriveva ancora Cavour: “Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico…. Le virtù cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, sono pure le cause precipue dei suoi progressi economici”.  Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corportavii che in più modi opprimono il Paese; è questa una condizione essenziale per unire solidarietà e merito, equità e concorrenza, per assicurare una prospettiva di crescita al Paese.

Se è fondamentale una condizione sociale e politica di coesione e fiducia, Draghi ha però sottolineato anche alcuni limiti nella struttura delle nostre Imprese. Grandi capacità ed energie che le nostre imprese e i nostri lavoratori hanno sono frammentate e disperse in una struttura produttiva fatta di troppe piccole imprese. Ed è raro il loro passaggio a dimensioni superiori. Una piccola dimensione che ha favorito la flessibilità vincente nel passato ma che non è più ottimale in un mercato globale e innovativo come quello attuale.

Se ci sono difficoltà alla crescita di tipo fiscale, normativo o amministrativo, non possiamo però non constatare una impermeabilità diffusa a soggetti esterni, sia nel capitale che nella gestione. La dimensione familiare non è una prerogativa italiana, quello che è il limite del nostro modello d’impresa è che la gestione rimane nel chiuso della famiglia proprietaria, con limiti conseguenti in termini di propensione ad innovare e ad espandersi all’estero.

Torna la spinta a lavorare su due fronti: lo sviluppo di una delega interna, con l’affidamento sempre più ampio di responsabilità ai propri collaboratori, e la maturazione di una capacità collaborativa esterna, con la filiera produttiva che non è più da vivere solo come competizione per spartirsi il margine sempre più esiguo ma come integrazione per creare un maggior valore per tutti.

E di nuovo, per far questo bisogna passare da una leadership di competenza sul fare cose ad una leadership relazionale sul gestire persone e relazioni.

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