La Classe non è Acqua. Leadership e Stile.

Posted on by Luca in Leadership

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Gessica Rostellato, accento che fa simpatico ma imbarazza noi veneti timorosi di ricadere nel carattere della servetta da film neorealista, si è trovata al centro dell’attenzione per due episodi che meritano una riflessione, non tanto per il caso in sè ma per i rapporti tra leader e follower.
Da un lato la gogna con le Iene per non aver saputo rispondere correttamente sul significato di BCE e sul ruolo che vi ricopre ora Mario Draghi. Dall’altro la gaffe del rifiuto del saluto a Rosy Bindi in Transatlantico, orgogliosamente rivendicato in Facebook e giustamente subissato di critiche in rete.

Maestro di comunicazione qual’è, il gran capo continua a raccomandare ai suoi, peraltro senza molto successo, di evitare di esporsi al pubblico ludibrio. Ed è vero, un momento di vuoto sotto pressione ci sta tutto, e chi ha un minimo di dimestichezza con i video sa quanto si possano enfatizzare o minimizzare. Poco da fare, riuscire a stare sotto i riflettori senza gaffe è mestiere da consumati attori.

Quello su cui vale più la pena di fare due riflessioni in più è invece una gaffe che ha molto a che fare con lo stile che un leader infonde in un gruppo. Se per anni il linguaggio che il tuo leader usa è sempre e solo quello dei vaffa urlati, non è che poi  sia così facile saper gestire relazioni di semplice buona educazione. Chiedere ora di essere educati in parlamento richiede un disallineamento tra comportamenti e valori e convinzioni che possono mettere in crisi chi poi si sente falso solo se si comporta in modo educato.

Da questo punto di vista è curioso che un leader movimentista usi poi gli stessi atteggiamenti dei generali della prima guerra modiale, quelli che mandavano avanti le truppe nelle trincee e che controllavano la situazione dall’alto delle loro postazioni protette, lamentandosi poi di comportamenti non coerenti con i comandi impartiti.  Da un leader movimentista ci si aspetterebbe di più una presenza sul fronte, alla testa dei propri uomini e invece no. Sarebbe curioso vedere Grillo in Parlamento o a colloquio con Napolitano. Capiremo dove sta l’incongruenza, se nei valori o nei comportamenti. Capiremo se l’errore di Gessica è stato il comportamento con la Bindi o le scuse su Facebook.

La lezione per noi e le nostre organizzazioni è proprio questa, di non lasciare i nostri collaboratori a dover mediare tra le nostre intransigenze e i vincoli del mondo reale ma invece di guidarli sapendo dare uno stile che dall’identità e dai valori professati conduca a comportamenti coerenti ed efficaci nel contesto in cui vengono agiti.

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