Il Referendum Fiat e le Domande Sbagliate

Posted on by Luca in Senza categoria

 

Giusto una considerazione. Non è che stiamo facendoci le domande sbagliate sul referendum Fiat?

Senza entrare nei dettagli, mi sembra che il Si o il No alla proposta di Marchionne si fondi su due presupposti, la fondatezza o meno della necessità degli interventi per ridurre la struttura dei costi dell’azienda e la correttezza che questa imposizione ci venga da chi guadagna così tanto ed espliciti quello che sembra essere un ricatto.

Se inquadriamo la questione dentro una visione un po’ più ampia delle dinamiche produttive i industriali a livello mondiale, un certo modo di fare industria e di produrre non sta più in piedi, non può più garantire aspettative per quanto legittime ma soprattutto non può legittimare un dibattito che invece di parlare di come creare valore in più, allargare la torta, si preoccupa di parlare di come dividerla.

E attenzione, non è neanche una questione di discutere allora di competitività di Fiat e fare tutti i commissari tecnici, come quando c’è il mondiale.

Credo che le domande che tutti si debbano porre a livello individuale e sociale siano quelle del Piano B o di quello che nella terminologia dei negoziatori vien chiamata BATNA, best alternative to negotiated agreement, ovvero la migliore alternativa all’accordo negoziale.

Avere un Piano B non vuol dire fare una controproposta allo stesso interlocutore, vuol dire pensare a qualcosa nel caso in cui quell’interlocutore, per qualunque motivo non volesse scendere a patti con noi. E non vuol dire neanche minacciare nessuno. Vuol dire lavorare per costruirsi alternative ed avvisare eventualmente che se le cose non andassero come si desidera, ci si alza dal tavolo.

E se il Piano B è peggiore della proposta della controparte? Allora la proposta della controparte è la migliore possibile.

A me sembra che Marchionne abbia il suo piano B, ed anzi lo agita sempre davanti al tavolo negoziale. E i suoi interlocutori?

Da questo punto di vista, due sono le dimensioni che vedo quella personale, di ogni persona coinvolta, e quello collettivo e sociale.

A livello personale ha a che fare con la capacità di vedersi e proiettarsi in alternative che non siano quelle interne all’azienda.
Qualcuno potrebbe lamentare il fatto che renventarsi una vita dopo tanti anni di duro lavoro in fabbrica non è facile… e siamo d’accordo.
Ma siamo sicuri che non ci siano passioni, abilità artigianali, hobby che non possano permettere di aprire bottega ed offrire i propri servizi?

A livello sociale ci sono domande implicite che non sono poste ai sindacati e alla politica: quali sono le politiche economiche (dato che la parola politica industriale forse deve essere messa un po’ da parte)?

  • Quale indirizzo e quale visione per questo paese?
  • Vogliamo sviluppare i servizi e quali?
  • Vogliamo sostenere il turismo, la finanza o cos’altro?
  • Ovvero quale modello di produzione?
  • Quale è il progetto per il paese che non vuole e non può sostenere la competizione al ribasso nella dinamica economica globale?

Quali le politiche sociali?

  • Quali supporti per la riqualificazione professionale?
  • Quali ammortizzatori sociali per sostenere la transizione al piano B, ai tanti piani B personali?
  • Quale peso del settore pubblico è sostenibile?
  • Quale miglioramento nelle efficienze del sistema?

Il referendum Fiat diventa forse una ottima occasione per pensare tutti al Piano B. Chi riuscirà ad avere visione personale e sociale capace di confrontarsi con queste domande potrà pensare ad una vittoria di lungo periodo, gli altri vinceranno, forse, solo una battaglia.

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