Di Padre in Figlio?

Posted on by Luca in Cambiamento, Family Business, Leadership, Sviluppo Personale

Era da un che mi aspettava, e l’ennesimo commento entusiasta di un’amico mi ha fatto prendere finalmente in mano la biografia di Andre Agassi. Dicono che le biografie siano una grande lettura per chi voglia fare delle riflessioni sulla sua, di vita. E anche in questo caso, la storia del grande campione non tradisce le aspettative.

Quello che mi ha colpito da subito è la dinamica tra Andre e suo padre. La storia di tanti campioni, condizionati fin dai primi anni di vita a dare il massimo per più o, molto meno, sane ambizioni dei genitori.

Nel caso di Andre un clima di violenza ed intimidazioni che non passerebbe il test del Telefono Azzurro.
Un altro caso molto simile è quello di Mirian Bartoli, scoppiata al punto di decidere di ritirarsi giusto un mese dopo la vittoria a Wimbledon 2013.

E pensare ai tanti che subiscono le pressioni dei genitori e non riescono ad emergere, può dire qualcuno. Non lo so, mi vien da pensare piuttosto che se non riescono ad emergere c’è una qualche speranza che i genitori se ne facciano una ragione.

Ma l’associazione che mi pare ancora più interessante è il confronto con le dinamiche che si possono trovare in tante realtà imprenditoriali. Quasi un caso uguale e contrario, in cui i padri sono così presi dalla loro di competizione, da non badare tanto ai figli salvo poi pretendere che siano alla loro altezza. Oppure da dare loro tanto in termini di comfort e gratificazioni per giustificare assenze o per ingraziarsi stima e affetto e poi sorprendersi della scarsa determinazione dei figli.

Quasi come se si chiudesse un cerchio, da una parte un campione frutto delle ambizioni frustrate dei genitori,
dall’altra un insicuro che subisce la disattenzione e l’ingombro della figura dei genitori troppo impegnati a realizzare le proprie di ambizioni.

In entrambi i casi, figli che vivono una pressione da aspettative che vengono interiorizzate: Agassi ricorda il momento in cui si rende conto che non è più necessario che il padre sia presente ad urlargli cosa avrebbe dovuto fare, suo padre è diventato il suo dialogo interno.

E’ impossibile evitare il meccanismo della interiorizzazione delle aspettative, quelle che Carl Rogers chiamava costrutti.
Tutti noi abbiamo un dialogo interno che ha spesso la voce di nostro padre o di nostra madre.

La cosa bella è che ci si può lavorare. E come?

Si aprono secondo me due prospettive su cui lavorare.

Da un lato si apre il tema fondamentale dell’educazione e della responsabilità che ha un genitore nello stimolare in modo sano ed efficace un figlio a mettere a frutto al meglio i propri talenti.

Dall’altro si apre la responsabilità personale del figlio di affrancarsi, crescendo, dal padre, sia nel caso di un genitore asfissiante sia nel caso di un genitore ingombrante.

In tutti e due i casi, la capacità di non chiudersi a riccio ma di aprirsi al confronto e agli stimoli che anche una biografia come quella di Andre sa ispirare.
Ma che poi chiede momenti di riflessione, di formazione e di crescita.

PS: se leggete il libro, vi verrà sicuramente la curiosità di vedere qualche scena dell’incontro dell’US Open 2006 contro Baghdatis. Eccola.

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