Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità,
sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia.
Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
San Paolo, I Lettera ai Corinzi, cap.13
In un recente convegno un consulente di direzione di lunga data parla della dimensione dell’amore come la vera dimensione per fare la differenza in azienda. In uno degli interventi formativi in azienda di questa settimana una persona si alza e dice che il cambiamento si può fare se ci si mette amore. Mi capita sempre più spesso di sentire associata la parola Amore e Passione alle tematiche aziendali e la cosa non mi sorprende più, anzi.
Non è solo la passione e l’amore per quello che si fa, questo è una idea scontata, se non si ha la passione per quello che si fa, meglio lasciare perdere ovvero, per dirla con il mio amato Dyer, ama quello che fai e fai quello che ami.
Qui la posta si alza. Si tratta di amare sicuramente quello che si fa, ma anche di andare oltre: di fare quello che facciamo per amore verso gli altri, quelli che beneficeranno del nostro lavoro e quelli che lavorano con noi e per noi.
Non è certo una novità: nel 2002 Tim Sanders, allora Chief Solutions Officer di Yahoo, pubblicava L’Amore è la Killer Application, per confermare che anche nella new economy di Internet conta più l’Amore della Tecnologia.
Ma penso anche a tutti i libri che si occupano di sviluppo personale. La Scienza del Diventare Ricchi, il classico di Wallace Wattles che amo citare e regalare ai miei clienti, a dispetto del titolo è riassumibile in tre parole: Desiderio, Fiducia e Gratitudine.
Una traduzione in semplice di Speranza, Fede e Carità, le tre virtù teologali che San Paolo nomina alla fine del capitolo.
E tanta letteratura che ha invaso gli scaffali delle nostre librerie in questi anni riprende in modo più o meno esplicito e più o meno profondo questa grande verità.
Che poi sia arrivato il tempo di diffondere questi messaggi anche nella cultura organizzativa ce lo dicono testi stimolanti come quelli di Senge o Kofman che citavo tempo fa. Di sicuro, se continuiamo a dire che le motivazioni estrinseche, esterne, sono necessarie ma non più sufficienti per aggregare e coinvolgere le persone intorno ad un progetto organizzativo, dobbiamo impegnarci a stimolare il coinvolgimento e la crescita della passione nei nostri colleghi o collaboratori e questo richiede che ci si metta personamente in gioco. Pensando a come possiamo supportare i nostri collaboratori o i nostri colleghi, Robert Dilts con i suoi livelli logici ci ricorda che dobbiamo avere le abilità della guida, dell’istruttore e del maestro. Ma se vogliamo fare i coach con la C maiuscola dobbiamo imparare ad essere di esempio, dei Mentori, e testimoniare i valori che consideriamo importanti, ed essere degli Sponsor, delle persone capaci di amare l’altro riconoscendolo e ricordandogli che è importante per noi.
Carità, ovvero Amore, come la forza più grande, più della conoscenza delle lingue e delle scienze.
E questo non vuol dire rinunciare alla ricerca ed alla esplorazione, vuol dire ricordare un primato che non può essere dimenticato.

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Un leader che non nutre Agape per i propri dipendenti non è un vero leader. Soltanto se una “risorsa umana” diventa persona e si sente amata in quanto tale darà il massimo di sè nel proprio lavoro. In quel caso la leadership sarà efficace. Certamente il messaggio di San Paolo è universale e vale anche nel dominio dell’organizzazione aziendale. Complimenti per il blog. Michele.
Complimenti per il post, che condivido pienamente: non è frequente un coach che condivide ed applica le tematiche evangeliche. Trovo che siano una delle possibilità per cambiare questa società, caduta in una crisi che, prima che economica, è di etica e di valori.
L’ho letto molto volentieri. Come dice Valerio, trovo utile e costruttivo richiamarsi all’etica ed ai valori anche nella gestione della vita economica.
…complimenti Luca, un parallelo per nulla scontato e che condivido appieno!
Michela