Un’amica mi sollecita a dire la mia sul caso Diadora: azienda in crisi ed appena ceduta alla finanziaria della famiglia Polegato, proprietaria di Geox. Del caso non conosco se non quanto si legge sui giornali ma provo lo stesso ad offrire qualche considerazione.
Diadora è un’azienda storica del distretto di Montebelluna. E’ riuscita a cogliere il trend di sviluppo della calzatura sportiva ed ha fatto del suo marchio un brand riconosciuto a livello mondiale che si contende con Lotto la leadership a livello nazionale. Nel 1998 la famiglia fondatrice cede la proprietà ai titolari di Invicta. A poco più di dieci anni da quel momento la situazione di crisi dell’azienda è tale da essere messa sul mercato.
Come si legge sui giornali, le alternative a Geox erano finanziarie e non industriali, e gli impatti sulla occupazione delle diverse alternative erano simili.
Credo sia da fare nostro allora il commento del ministro Sacconi, che così parafraso: pur con le dovute attenzioni agli impegni assunti rispetto alle ricadute occupazionali, è motivo di fiducia l’impegno di una nota famiglia imprenditoriale.
Da una parte Diadora può agevolare la determinazione di Geox di crescere nel mondo della calzatura sportiva, per la sua visibilità e credibilità sul mercato di riferimento e per le competenze maturate in un settore più tecnico della calzatura da città.
Dall’altra Geox, nella sua storia poco più che decennale, ha dimostrato di aver maturato uno stile di direzione da manuale. Tanta determinazione, tanta grinta e tanta managerialità. Come tutte le imprese vincenti ha sicuramente simpatizzanti e detrattori, ma chi si espone pubblicamente sa che così è la vita.
Una riflessione piuttosto è da fare sulla dimensione occupazionale.
Il modello di business di Geox preoccupa le parti sociali perché sembra non offrire spazio alla parte di personale che viene escluso dall’operazione, soprattutto operai.
Recentemente Sebastiano Zanolli ci ricordava la storia della produzione dei cappelli di paglia di Marostica. Ci pare ovvio oggi che difendere quel prodotto sarebbe stato anacronistico.
Allo stesso modo difendere un modello di business che non funziona rischia di essere controproducente.
E’ da ricordare però come Geox abbia attratto in questi anni un gran numero di figure professionali e qualificate: la questione allora è quella di come supportare le persone in crisi con adeguati ammortizzatori sociali e strumenti di riqualificazione, dove possibile, non di difendere occupazioni che non possono competere con la sfida internazionale.
E il polo Lotto – Stonefly?
Quali gli impatti sui competitor più vicini?
A me viene in mente una partita di tennis. Più l’ avversario è qualificato più si gioca meglio.
L’augurio che faccio a tutte le aziende in gioco, allora, è di fare di questa acquisizione l’occasione di una nuova stagione di sviluppo e di crescita per tutti. Buon lavoro.
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ciao luca,
ho letto l’articolo geox e diadora ed ho scoperto che riporta la data del mio compleanno 18 giugno…. ho proprio
inviato alla geox in questi giorni la presentazione del mio studio di design speriamo sia di buon auspicio…..
carlo costalunga
Mi piace la sua sintesi e il non debordare, l’umiltà ed il buon senso con cui lei affronta ambiti assai complessi , magari non vicini al suo core di esperienza. Le fa onore.
Cio’ detto, no sono in accordo minimamente con le parole di Sacconi. Ex ante è solo politica – ottima ed inispensabile.
Empiricamente infatti non esiste nessuna fiducia se non i numeri. Ex post anche i numeri sono discutibili :
-I p&l sono di gomma e quindi stretchables a piacimento
- I numeri hanno un cote quaitativo che spesso in settori complessi viene tralasciato
Conosco bene la realtà Geox e apprezzo i risultati avendone anche scritto , pur tuttavia mitigando gli entusiasmi sul titolo anni addietro;
condivido la sua iniziale analisi di osmosi di skills :tuttavia la maggiore necessità di Geox resta – in termini grossolani- il bilanciamento di un turnover nemmeno regionale ma “zonale” e lo sviluppo e accreditamento della sbu apparel.
mi correggo: vedo le sue esperienze professionali. certamente aver lavorato con il fantastico “Bepi ” e con i Marcolin , oltre che Montebellunese , la rede piena,enmte “contiguo” al settore e alle sue complessità. Complimenti ancora per l’approccio e …Cowan.
Con stima