Manager Liquido

8 maggio 2009

Sono appena tornato dal convegno in coda all’assemblea di Federmanager di Treviso e Belluno, “Manager 2.0. Il futuro è già ora”.
Dopo i saluti del senatore Castro, relatori con Gianni Mion, amministratore delegato di Edizione, la holding del gruppo Benetton, Attilio Biancardi, presidente di Fashion Box – Replay, Pier Luigi Tosato, amministratore delegato di Acqua Minerale San Benedetto e Maurizio Di Trani Direttore Marketing e Comunicazione del gruppo Tecnica.
Torno a casa con qualche spunto interessante ma anche alcune domande.

Il senatore Castro, nei saluti introduttivi ha segnalato lo schiacciamento del manager tra la rivalutazione dell’impresa familiare e la perdita di autorevolezza dei manager arroganti capitalisti senza capitale. La necessità allora, sottolineava Castro, è quella di recuperare l’autenticità e la traiettoria etica del senso del dirigente come funzionario volto a valorizzare l’organismo sociale che è chiamato a guidare.

Gianni Mion, che ha guidato la diversificazione del gruppo Benetton degli ultimi vent’anni, ha usato una bella metafora del coltello con il manager nella posizione della lama e l’imprenditore del manico, ad intendere una funzione strumentale ed un legame forte tra manager ed imprenditore. La sua preoccupazione traguardando il futuro è piuttosto sulla pressione in termini di velocità e di complessità che i manager devono sempre più gestire.

Attilio Biancardi ha raccontato la sua esperienza che lo ha portato ad assumere il ruolo di presidente rispondendo alla famiglia azionista ma sentendo la mancanza dell’imprenditore come fondamentale per un processo decisionale veloce ed efficace.

Pier Luigi Tosato ha rivendicato con orgoglio l’appartenenza ad una classe dirigente che non si deve confondere con i finanzieri d’assalto e che deve avere coraggio di guidare le aziende in un periodo di crisi che teme sarà più duro e lungo di quanto si voglia credere, con la capacità di mettersi in discussione e di avere attenzione alle dinamiche sociali che la responsabilità della guida di un’azienda comporta.

Maurizio Di Trani, ha sottolineato la necessità che il manager si faccia aggregatore di competenze e agente di cambiamento, capace non più di guidare perché conosce ma perché interpreta e stimola sia nei confronti di colleghi e collaboratori sia nei confronti di capi ed imprenditori.

Stimoli interessanti che sottolineano l’importanza di parole come
Servizio, Etica, Responsabilità sociale, Gestione del Cambiamento.

Siamo però proprio sicuri che siano fattori distintivi del Manager Dirigente?
O non sono piuttosto dei valori chiave che dobbiamo avere sempre più diffuso in azienda e in tutta la società?
Ha senso ancora parlare della categoria del Manager Dirigente in un contesto in cui sempre più posizioni di responsabilità sono affidate a quadri e funzionari?
In questo senso la distinzione tra categorie, in una scala che dagli operai porta ai dirigenti, è sempre meno significativa in un contesto dove competenze specialistiche distintive si trovano a tutti i livelli, dove la capacità di contribuzione si trova a tutte le età, dove ormai tutti gli impiegati hanno una formazione universitaria e si lavora per formare le persone ad avere un approccio diffuso alla responsabilità.
Mi piace allora pensare ad una distribuzione diffusa delle abilità manageriali ed imprenditoriali, comprese le figure dei consulenti che affiancano l’azienda dove i giovani comincino a procurarsi il loro piccolo o grande campo su cui testare le proprie capacità e fare esperienza.

Non vuol dire che le organizzazioni non abbiano persone con gradi via via crescenti di responsabilità e potere decisionale ma forse di fare in modo di non coltivare una segmentazione che non ha più il significato di qualche decennio fa.

Parafrasando la metafora dell’amore liquido di Bauman, forse possiamo parlare di  manager liquido.

Diffuso e distribuito.

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Massimo Lolli maggio 12, 2009 alle 12:34

E’ esattamente come dici tu . Cinque anni fa dissi a quelli di federmanager che la funzione manageriale non è più insediata nel ruolo di dirigente, ma è oramai diffusa all’interno della organizzazione di impresa. Non esistono manager, ma solo spettrografie organizzative : il management è più intenso ai livelli elevati dell’organizzazione, ma è dappertutto nel corpo di impresa, una scala di valori decrescenti dall’alto al basso.

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