Grazie mille Waltz per il prezioso commento di cui farò tesoro.
Spero così che le prossime letture ti possano trovare più soddisfatto.
Allo stesso tempo rimane valido quello che insegna Dyer: quando si parla o si scrive non si può pensare di accontentare tutti.
E’ importante allora trovare la propria voce e metterla a disposizione di chi la trova interessante.
Ciao Michela, e bentornata!
Forse Giovanna ti ha risposto nel modo migliore. E’ proprio una questione di prospettiva e di atteggiamento più che di numero di volte, le famose 70 volte 7.
Perdono non come ingenuo buonismo, ma come superamento del limite del confronto conflittuale.
Buon punto Stefano.
Me ne assumo la responsabilità va proprio letta nella capacità di sentirsi responsabili del sistema e non delle nostre singole azioni.
Quindi è proprio come dici tu. La mia responsabilità non vuol dire faccio da solo ma è mia responsabilità anche il clima di scaricabarile che vedo intorno a me.
E per questo devo coltivare una cultura della collaborazione e del confronto in cui provare, e sbagliare, imparare e migliorare sia alla base del fare personale e collettivo.
Grazie del commento Dragan.
In effetti mi ha fatto molto piacere vedere questo schema di Simon Sinek e vedere come tornino i discorsi dei livelli logici del mio amato Robert Dilts. Ho trovato veramente interessante notare come anche nella Lean ci sia questa attenzione ad una ricerca profonda delle cause e delle motivazioni e non ci si accontenti della prima analisi superficiale.
Riprendo un commento che Daniele Duso mi ha lasciato su Facebook:
Il collettivo dilaga. E per fortuna, penso io, convinto che la specie umana è diventata ciò che è solo quando i vari singoli hanno imparato a cooperare. Tuttavia ancora non riesco a spiegarmi se, in questo dilagare presente, ci sia più un ritorno all’origine, a quella dimensione di uomo come animale sociale che negli ultimi tempi si era un poco perduta, o se sia piuttosto, in un momento di crisi (come già in altri nella storia), una strategia difensiva, un rifugio in collettivi che ricordano certi monasteri medievali dove piccole società badavano a se stesse escludendo da se il mondo altro. Chissà, forse sarebbe da analizzare caso per caso per capire… Grazie per la salutare lettura, a presto.
Grazie Walther,
anche se non è proprio un commento coerente con l’articolo, è sempre un piacere lavorare con un gruppo di persone che si mette in discussione e vuole crescere, personalmente e insieme. E in questo senso un gruppo, anche se non è una organizzazione formale, diventa un vero gruppo quando condivide regole esplicite ma soprattutto valori profondi ed impliciti.
E’ proprio così.
La Leadership non è fatta solo dal fare di testa propria ma dall’attivare risorse e capacità delle persone che vogliamo coinvolgere. E una particolare forma di Leadership è quella che viene espressa da chi segue. Che deve decidere se e perchè seguire e quando segue essere capace di assumersi la sua parte di responsabilità.
Luca
alla prima domanda risponderei che è bello pensare che un leader sappia non essere sempre al centro dell’attenzione, che sappia anche ritirarsi dopo aver attivato una dinamica. Quante volte infatti abbiamo capi che hanno espresso quello che potevano esprimere e poi non sanno quando è il momento di cedere il testimone?
con la seconda domanda mi hai fatto venire in mente l’apprendista stregone in Fantasia, di Disney, quando Topolino non riesce più a fermare la danza magica delle scope e dei secchi. Ricordi?
E forse quello che è da chiedersi è tutto qui: sappiamo come gestire una situazione e rimanere responsabili degli effetti che creiamo in un gruppo?
Forse non sempre e per questo è fondamentale chiederci prima di iniziare se quello che stiamo facendo è qualcosa di sano e di ecologico…
Grazie Mauro del commento.
Mi mancano un po’ di informazioni per poter dire qualcosa di quell’azienda. Di sicuro una realtà giovane e dinamica che cresce e che è guidata da una leadership forte può essere più vicina a quanto ci dicevamo.
Sarebbe bello se l’azienda in questione volesse fare una valutazione della propria bellezza.
Grazie Carlo e grazie Valerio per gli apprezzamenti.
Grazie anche per l’osservazione sicuramente pertinente.
La sfida è proprio qui, nel avere una consapevolezza realistica della situazione e delle nostre aspettative ed allo stesso tempo non abbandonare la presa, non lasciare che lo sconforto nostro impedisca a noi e a chi da noi può essere influenzato di fare la nostra parte.
A presto, Luca
Continuo però a pensare che dobbiamo pensare a cosa altri fanno meglio per poter avere degli esempi da imitare o per avere degli elementi per giudicare la proposta mediatica a cui siamo sottoposti noi.
Vengo da una serata in cui 50 persone hanno avuto l’opportunità di focalizzare l’attenzione sulle loro eccellenze.
Senza sbrodolarsi addosso, 3′30” per toccare con emozione e autenticità quello per cui siamo a questo mondo.
Mettere a frutto i nostri talenti…
Ma se riesco ne faccio un post a breve.
Luca
Grazie Luca per il sempre graditissimo stimolo.
Si. In effetti la chiave è come gestire le polarizzazioni. Se vedo le differenze interne ad un’organizzazione a valle di un processo di integrazione, il rischio è quello di perpretare approcci e culture diverse dentro la stessa organizzazione. Se riesco invece a aggregare competenze e risorse rispetto ad una sfida esterna, le differenze diventano da inconciliabili, complementari.
Piuttosto da intendersi cosa intendiamo per avversario esterno, come suggerisci tu.
Non necessariamente l’avversario è uno specifico concorrente.
Mi piace di più pensare in termini di sfide aziendali e confronto con il mercato di riferimento.
E allora, come diceva Ted Turner sulla sua biografia, essere degli outsider, dei piccoli che lottano contro i giganti, diventa uno strumento di aggregazione e di integrazione più forte di qualunque strumento motivazionale.
Dare Fiducia. Si ma con giudizio….
Più lo rivedo più mi rendo conto che il titolo non rende efficacemente la riflessione e in qualche modo i vostri commenti lo fanno notare.
La questione non è se dare o meno fiducia, Ma di come darla in modo efficace.
Non so quanto corretto sia, da un punto di vista editoriale, ma mi sta proprio venendo la voglia di cambiare titolo… Attenzioni da avere per una Fiducia Efficace.
Ciao Daniele e grazie per il commento. Sento nelle tue parole sia frustrazione sia la voglia di non mollare. Credo sia questa una delle molle che ci fanno andare avanti e non accontentarci. Ti segnalo il video di Sebastiano Zanolli che tanto mi piace e che puoi trovare anche nel mio altro post a lui dedicato, Io, Società a Responsabilità Illimitata. Non mollare e allo stesso tempo continuare a fare tutto con il massimo di impegno e dignità, qualunque cosa siamo chiamati a fare. Ciao e a presto, Luca
Ciao Luca e ben tornato!
Si credo possiamo scalare i livelli logici del nostro amato Robert come commenti tu nel tuo stimolante post e andare dalle capacità all’identità.
Il mio riferimento alla formazione militare, cosa per altro solo teorico data la mia scarsa conoscenza della materia è più legato al fatto di come supportare chi ha ruoli di responsabilità in azienda ad avere le doti del leader sul campo.
Come invece coltivare l’identità dell’azienda, come tu giustamente suggerisci, perchè questa possa essere indipendente dalla figura dell’imprenditore credo abbia a che fare con la capacità dell’imprenditore stesso di vederla autonoma da se e sentirsi responsabile della sua maturazione.
Mi viene in mente l’esempio che faccio quando ne parlo con gli amici imprenditori: la vostra azienda è come l’ennesimo figlio, che si sostiene e si fa crescere perchè acquisisca la sua autonomia e possa poi camminare con le sue gambe. Non, come purtroppo capita troppo spesso, vedere invece l’azienda solo in modo strumentale alla propria realizzazione e a quella dei propri figli.
Da un lato i manager, dall’altro i figli, due aperture fondamentali per compensare ed integrare le competenze dell’imprenditore.
In entrambi i casi la domanda che ci possiamo porre è la capacità di acquisire le doti proprie di un imprenditore che non vengono nè dalle competenze tecniche, nè dal sangue….
Forse c’è proprio da passare dalla formazione tradizionale, che sia economica o tecnica, ad una formazione che spenda molto più tempo facendo pratica di
a) assunzione di rischio
b) presa di decisioni
c) visione strategica
e confrontarsi comunque con un progetto di vita, quello dell’imprenditore che non è da dare per scontato, soprattutto in tempi come questi.
Che non sia da recuperare una seria scuola militare?
Dagli Organigrammi agli Organigrafi
settembre 4th, 2010 at 17:34Grazie mille Waltz per il prezioso commento di cui farò tesoro.
Spero così che le prossime letture ti possano trovare più soddisfatto.
Allo stesso tempo rimane valido quello che insegna Dyer: quando si parla o si scrive non si può pensare di accontentare tutti.
E’ importante allora trovare la propria voce e metterla a disposizione di chi la trova interessante.
Il Perdono Organizzativo
giugno 13th, 2010 at 22:55Ciao Michela, e bentornata!
Forse Giovanna ti ha risposto nel modo migliore. E’ proprio una questione di prospettiva e di atteggiamento più che di numero di volte, le famose 70 volte 7.
Perdono non come ingenuo buonismo, ma come superamento del limite del confronto conflittuale.
Non è per niente Colpa Mia. Me ne Assumo Tutta la Responsabilità.
maggio 17th, 2010 at 12:58Buon punto Stefano.
Me ne assumo la responsabilità va proprio letta nella capacità di sentirsi responsabili del sistema e non delle nostre singole azioni.
Quindi è proprio come dici tu. La mia responsabilità non vuol dire faccio da solo ma è mia responsabilità anche il clima di scaricabarile che vedo intorno a me.
E per questo devo coltivare una cultura della collaborazione e del confronto in cui provare, e sbagliare, imparare e migliorare sia alla base del fare personale e collettivo.
La Forza dei Perchè
maggio 16th, 2010 at 15:21Grazie del commento Dragan.
In effetti mi ha fatto molto piacere vedere questo schema di Simon Sinek e vedere come tornino i discorsi dei livelli logici del mio amato Robert Dilts. Ho trovato veramente interessante notare come anche nella Lean ci sia questa attenzione ad una ricerca profonda delle cause e delle motivazioni e non ci si accontenti della prima analisi superficiale.
Mentori
maggio 8th, 2010 at 10:19Grazie Luca,
in effetti in tutti Mentori un bel posto ce l’hai anche tu e le persone con cui ci si confronta e si cammina insieme.
Un abbraccio.
Lavoro come Arte Collettiva
maggio 2nd, 2010 at 15:35Riprendo un commento che Daniele Duso mi ha lasciato su Facebook:
Il collettivo dilaga. E per fortuna, penso io, convinto che la specie umana è diventata ciò che è solo quando i vari singoli hanno imparato a cooperare. Tuttavia ancora non riesco a spiegarmi se, in questo dilagare presente, ci sia più un ritorno all’origine, a quella dimensione di uomo come animale sociale che negli ultimi tempi si era un poco perduta, o se sia piuttosto, in un momento di crisi (come già in altri nella storia), una strategia difensiva, un rifugio in collettivi che ricordano certi monasteri medievali dove piccole società badavano a se stesse escludendo da se il mondo altro. Chissà, forse sarebbe da analizzare caso per caso per capire… Grazie per la salutare lettura, a presto.
Cultura Organizzativa
aprile 6th, 2010 at 19:14Grazie Walther,
anche se non è proprio un commento coerente con l’articolo, è sempre un piacere lavorare con un gruppo di persone che si mette in discussione e vuole crescere, personalmente e insieme. E in questo senso un gruppo, anche se non è una organizzazione formale, diventa un vero gruppo quando condivide regole esplicite ma soprattutto valori profondi ed impliciti.
Un abbraccio,
Luca
Eseguire Ordini, Avere Iniziativa
aprile 6th, 2010 at 12:07E’ proprio così.
La Leadership non è fatta solo dal fare di testa propria ma dall’attivare risorse e capacità delle persone che vogliamo coinvolgere. E una particolare forma di Leadership è quella che viene espressa da chi segue. Che deve decidere se e perchè seguire e quando segue essere capace di assumersi la sua parte di responsabilità.
Luca
Il Contrario di Uno
aprile 6th, 2010 at 12:03Belle domande, Charlie!
E due possibili risposte:
alla prima domanda risponderei che è bello pensare che un leader sappia non essere sempre al centro dell’attenzione, che sappia anche ritirarsi dopo aver attivato una dinamica. Quante volte infatti abbiamo capi che hanno espresso quello che potevano esprimere e poi non sanno quando è il momento di cedere il testimone?
con la seconda domanda mi hai fatto venire in mente l’apprendista stregone in Fantasia, di Disney, quando Topolino non riesce più a fermare la danza magica delle scope e dei secchi. Ricordi?
E forse quello che è da chiedersi è tutto qui: sappiamo come gestire una situazione e rimanere responsabili degli effetti che creiamo in un gruppo?
Forse non sempre e per questo è fondamentale chiederci prima di iniziare se quello che stiamo facendo è qualcosa di sano e di ecologico…
Aziende Belle
marzo 23rd, 2010 at 10:15Grazie Mauro del commento.
Mi mancano un po’ di informazioni per poter dire qualcosa di quell’azienda. Di sicuro una realtà giovane e dinamica che cresce e che è guidata da una leadership forte può essere più vicina a quanto ci dicevamo.
Sarebbe bello se l’azienda in questione volesse fare una valutazione della propria bellezza.
Competitività, Opacità, Sistemi e Sviluppo
marzo 15th, 2010 at 11:46Grazie Carlo e grazie Valerio per gli apprezzamenti.
Grazie anche per l’osservazione sicuramente pertinente.
La sfida è proprio qui, nel avere una consapevolezza realistica della situazione e delle nostre aspettative ed allo stesso tempo non abbandonare la presa, non lasciare che lo sconforto nostro impedisca a noi e a chi da noi può essere influenzato di fare la nostra parte.
A presto, Luca
Dragons' Den - Sviluppare Imprenditori
novembre 19th, 2009 at 12:13Il rischio è reale
.
Continuo però a pensare che dobbiamo pensare a cosa altri fanno meglio per poter avere degli esempi da imitare o per avere degli elementi per giudicare la proposta mediatica a cui siamo sottoposti noi.
Vengo da una serata in cui 50 persone hanno avuto l’opportunità di focalizzare l’attenzione sulle loro eccellenze.
Senza sbrodolarsi addosso, 3′30” per toccare con emozione e autenticità quello per cui siamo a questo mondo.
Mettere a frutto i nostri talenti…
Ma se riesco ne faccio un post a breve.
Luca
Lamentele, Organizzazione e Clima Aziendale
settembre 4th, 2009 at 21:22Ciao Silvia, grazie della visita e del commento.
No, non risulta neanche a me che il libro sia stato tradotto.
In bocca al lupo per la tesi.
Integrazioni Aziendali tra Strategie e Culture
luglio 21st, 2009 at 14:55Grazie Luca per il sempre graditissimo stimolo.
Si. In effetti la chiave è come gestire le polarizzazioni. Se vedo le differenze interne ad un’organizzazione a valle di un processo di integrazione, il rischio è quello di perpretare approcci e culture diverse dentro la stessa organizzazione. Se riesco invece a aggregare competenze e risorse rispetto ad una sfida esterna, le differenze diventano da inconciliabili, complementari.
Piuttosto da intendersi cosa intendiamo per avversario esterno, come suggerisci tu.
Non necessariamente l’avversario è uno specifico concorrente.
Mi piace di più pensare in termini di sfide aziendali e confronto con il mercato di riferimento.
E allora, come diceva Ted Turner sulla sua biografia, essere degli outsider, dei piccoli che lottano contro i giganti, diventa uno strumento di aggregazione e di integrazione più forte di qualunque strumento motivazionale.
Attenzioni da avere per una Fiducia Efficace
giugno 16th, 2009 at 22:41Dare Fiducia. Si ma con giudizio….
Più lo rivedo più mi rendo conto che il titolo non rende efficacemente la riflessione e in qualche modo i vostri commenti lo fanno notare.
La questione non è se dare o meno fiducia, Ma di come darla in modo efficace.
Non so quanto corretto sia, da un punto di vista editoriale, ma mi sta proprio venendo la voglia di cambiare titolo… Attenzioni da avere per una Fiducia Efficace.
Essere Imprenditori Oggi. Una Nuova Fame.
giugno 15th, 2009 at 21:45Ciao Daniele e grazie per il commento. Sento nelle tue parole sia frustrazione sia la voglia di non mollare. Credo sia questa una delle molle che ci fanno andare avanti e non accontentarci. Ti segnalo il video di Sebastiano Zanolli che tanto mi piace e che puoi trovare anche nel mio altro post a lui dedicato, Io, Società a Responsabilità Illimitata. Non mollare e allo stesso tempo continuare a fare tutto con il massimo di impegno e dignità, qualunque cosa siamo chiamati a fare. Ciao e a presto, Luca
Iphone, Macbook e la salute di Steve Jobs – Ovvero quando un’Azienda dipende (troppo) dal suo Imprenditore.
gennaio 24th, 2009 at 13:09Ciao Luca e ben tornato!
Si credo possiamo scalare i livelli logici del nostro amato Robert come commenti tu nel tuo stimolante post e andare dalle capacità all’identità.
Il mio riferimento alla formazione militare, cosa per altro solo teorico data la mia scarsa conoscenza della materia è più legato al fatto di come supportare chi ha ruoli di responsabilità in azienda ad avere le doti del leader sul campo.
Come invece coltivare l’identità dell’azienda, come tu giustamente suggerisci, perchè questa possa essere indipendente dalla figura dell’imprenditore credo abbia a che fare con la capacità dell’imprenditore stesso di vederla autonoma da se e sentirsi responsabile della sua maturazione.
Mi viene in mente l’esempio che faccio quando ne parlo con gli amici imprenditori: la vostra azienda è come l’ennesimo figlio, che si sostiene e si fa crescere perchè acquisisca la sua autonomia e possa poi camminare con le sue gambe. Non, come purtroppo capita troppo spesso, vedere invece l’azienda solo in modo strumentale alla propria realizzazione e a quella dei propri figli.
Iphone, Macbook e la salute di Steve Jobs – Ovvero quando un’Azienda dipende (troppo) dal suo Imprenditore.
gennaio 21st, 2009 at 22:54Da un lato i manager, dall’altro i figli, due aperture fondamentali per compensare ed integrare le competenze dell’imprenditore.
In entrambi i casi la domanda che ci possiamo porre è la capacità di acquisire le doti proprie di un imprenditore che non vengono nè dalle competenze tecniche, nè dal sangue….
Forse c’è proprio da passare dalla formazione tradizionale, che sia economica o tecnica, ad una formazione che spenda molto più tempo facendo pratica di
a) assunzione di rischio
b) presa di decisioni
c) visione strategica
e confrontarsi comunque con un progetto di vita, quello dell’imprenditore che non è da dare per scontato, soprattutto in tempi come questi.
Che non sia da recuperare una seria scuola militare?