Integrazione, Armonia e lo Spirito del Natale

15420860_10158231319940221_5668962702228719282_n Quando partecipi ad un Concerto di Natale ne godi lo spettacolo e ti fai prendere dalle magie delle luci e delle voci, della musica e della danza. Parlare di Natale ora non è strano. Che sia per motivi religiosi o solamente consumistici, oramai ci siamo e le luminarie ce lo ricordano. E di concerti di Natale son piene tante piazze. Ma quello a cui ho assistito ieri aveva qualcosa di speciale. Qualcosa di più. Parlare di Natale a febbraio, marzo è un po’ più faticoso. Tante incombenze ti fanno pensare che c’è tempo, quando qualcuno ti tira per la giacchetta e ti coinvolge per organizzare una prima edizione del Gran Concerto di Natale di Montebelluna. Ma è il tempo che vola, e riunione organizzativa dopo riunione organizzativa, telefonate per richiedere sponsorizzazioni e per coinvolgere persone ti ci ritrovi in men che non si dica. Ti siedi e guardi lo spettacolo e pensi a quanto speciale è l’evento. Non è il solito concerto di Natale, non sono le solite canzoni tratte dai soliti repertori. Quello che senti è integrazione ed armonia fatta di più di cento persone tra musicisti, cantanti, coristi, ballerini, provenienti da scuole diverse, aggregati e accomunati dalla volontà di creare un evento unico a sostegno di ABIO, una associazione di volontari che sostiene i bambini in ospedale. Quando vedi muoversi sul palco tante realtà diverse per età, per stili, per competenze, che sanno mettersi in gioco per creare un amalgama armonico, scopri che puoi leggere lo spettacolo su tanti piani diversi. C’è quello artistico ma c’è anche quello organizzativo. C’è quello operativo ma c’è anche quello ideale. Perché è molto difficile armonizzare una orchestra, un gruppo. Ma è molto più sfidante integrare gruppi diversi, direttori diversi. Per farlo la grande lezione che mi sono portato a casa è che è possibile solo se chi si pone l’obiettivo di un progetto del genere riesce a stare un gradino sopra e un gradino sotto. Un gradino sopra, perché deve avere in mente uno scopo, un disegno, una visione capace di aggregare, di attrarre gli altri. Un gradino sotto, perché deve farlo con l’umiltà necessaria perché tutti si sentano attori protagonisti e non passivi comprimari. Perché non deve mai fare il protagonista che vuole apparire sotto i riflettori ma deve fare in modo che sotto i riflettori vadano tutti quelli che partecipano al progetto. A tutti i livelli, dallo scacchiere mondiale al condominio sotto casa c’è sempre il pericolo di grandi divisioni, di bianco e di nero, di guelfi e di ghibellini. Di noi contro loro. Vedere la capacità di una persona di aggregare altre persone. Di un gruppo di aggregare altri gruppi è invece una nota di speranza, di ottimismo. Di convinzione che con il male c’è sempre anche il bene. Una lezione di leadership. Di leadership di servizio. Grazie Maestro!

scritto il 12/12/2016 ...Continua a leggere!